La
ricorrenza del Venerdì Santo affonda le sue radici in una tradizione
lontana da sempre rispettata. In particolare “L'Incontro”
nella Piazza Umberto tra la statua della Madonna Addolorata e quella
di Gesù Nazareno, rappresenta un momento suggestivo e commovente
a cui partecipa tutta la popolazione.
Alle
quindici circa la folla dei fedeli si riunisce nella Matrice per l'adorazione
della Croce, poi esce in processione e si divide in due gruppi: uno
al seguito della statua di Gesù Nazareno che porta una grande
croce di legno; l'altro dietro la statua dell'Addolorata avvolta in
un manto nero. Entrambe le statue sono portate a spalla da un gruppo
di sei uomini ciascuno.
Al
centro della processione vestite di bianco, " i Virgineddi"
che recano in mano cestini di fiori, da spargere ai piedi della croce,
e i simboli della passione: i chiodi, la corona di spine e la Santa
Sindone (il lenzuolo). Attraverso due percorsi diversi si arriva contemporaneamente
in Piazza Umberto dove i portatori si piegano fino ad inginocchiarsi,
in modo che la Madonna possa baciare il Figlio.
Avvenuto l'incontro, si procede attraverso la Via Libertà verso
il Calvario, dove tra canti e preghiere si commemora la scena della
Crocifissione sotto lo sguardo addolorato della madonna. Da questo
momento, la gente non lascia mai da sola la salma di Gesù,
adorandola fino a tarda sera. Intanto, in ogni casa situata lungo
l'itinerario processionale si aprono, si illuminano e si abbelliscono
balconi e finestre con le migliori coperte.
L'ultima
processione del Venerdì Santo è quella del Cristo Morto
che, deposto dalla Croce, viene messo nella “Vara” (una
bellissima urna di vetro addobbata all'esterno con luci e con una
palma intrecciata, all'interno degli angioletti e un materassino bianco
ricamato). L’Urna illuminata viene portata in spalla da uomini
incappucciati con a seguito la statua della Madonna Addolorata.
La
processione della sera che è un corteo di lampioncini e candele;
inizia alle ventuno partendo dal calvario e procede molto lentamente
verso la chiesa madre, mentre la banda suona musica funebre e degli
uomini, in tappe stabilite, intonano in siciliano il lamento, un canto
corale ricco di elementi greci,arabi, e sintesi delle varie culture
susseguitesi in Sicilia, rievocando il dramma di Cristo.
La
processione ritorna, così al punto da cui era partita nel primo
pomeriggio, cioè alla chiesa Matrice, dove viene lasciata l'urna
col Cristo tra preghiere meditazioni e canti dei fedeli in veglia.